Metamorfosi: questo il tema centrale della 18a edizione di IFF – Integrazione Film Festival. La scelta di questo concetto risiede nella sua trasversalità: metamorfosi come cambiamento, evoluzione di sensibilità artistiche, rivoluzioni e involuzioni culturali, ma anche mutazioni nel modo di raccontare le proprie storie tramite il mezzo cinematografico. Del resto, cosa sarebbe il cinema senza queste infinite possibilità narrative?
Rim è una mediatrice tunisina che lavora in Francia con i richiedenti asilo. Ogni giorno traduce le storie di uomini e donne in esilio, le cui voci sollevano interrogativi sulla sua stessa storia
Con una regia impeccabile, ottime interpretazioni e il sapiente uso delle voci, che intreccia arabo, francese e inglese, insieme a messaggi registrati, lopera dà vita a un’esperienza cinematografica coinvolgente e offre uno sguardo autentico sulle complesse dinamiche burocratiche e psicologiche che caratterizzano l’atto stesso di accogliere e stare in relazione con gli altri. È un’opera che va oltre la retorica, offrendo una narrazione intensa che merita il riconoscimento più alto in questo festival.
Attraverso un viaggio "fittizio", messo in scena per una rappresentazione, un padre e una figlia ripercorrono le tante fratture - migrazione, sradicamenti, silenzi e solitudini - che hanno segnato le loro vite: il viaggio vero, che rivela il passato, cura il presente e apre una possibilità di futuro, è quello delle relazioni. Al servizio di questo assunto, che investe tanto l'avventura esistenziale quanto il cinema, un dispositivo formale coerente e raffinato.
Un'auto si dirige verso un villaggio marocchino. A bordo, Maïne e la sua famiglia circondano la bara del padre. Domani gli uomini lo seppelliranno mentre le donne aspetteranno a casa, ma la giovane ragazza non vuole accettare la situazione e intende accompagnare il padre fino alla sua ultima dimora.
Il premio Hot Corn Award dell'IFF-Integrazione Film Festival Bergamo per la migliore interpretazione va a Yasmine Kéfil per la sua interpretazione in Sur la tombe de mon père del ruolo di Jawahine Zentar. Nel ruolo di Maïne ci ha portato dentro la storia con un'intensità e una potenza di sguardo incredibile, tanto che mai, nemmeno per un secondo di film, abbiamo dubitato che lei non fosse davvero Maïne. Una prova d'attrice davvero notevole.
Hano è un ragazzo di 14 anni proveniente da una “famiglia multiculturale”. Bersagliato dai bulli della sua classe, dentro di sé cova quesiti più profondi sulla sua identità e su ciò che vorrebbe diventare. Alla fine del suo viaggio inaspettato finalmente raggiungerà una risposta.
Vagando per il peggior zoo del mondo, un bambino, Sami, cerca il suo pallone da calcio, ma trova molto di più quando incontra la piccola tigre Laziz, che lo segue nella sua ricerca di un posto sicuro dove giocare. Diventano amici, ma i resti della guerra nascondono pericoli.
Per aver narrato temi delicati come quello della guerra e della segregazione con tatto e creatività, portando lo spettatore a interrogarsi su ciò che veramente ha appena visto, lo staff di IFF ha scelto di premiare “Zoo” di Tariq Rimawi con la “Menzione Speciale della Giuria dei Cortometraggi
Un'auto si dirige verso un villaggio marocchino. A bordo, Maïne e la sua famiglia circondano la bara del padre. Domani gli uomini lo seppelliranno mentre le donne aspetteranno a casa, ma la giovane ragazza non vuole accettare la situazione e intende accompagnare il padre fino alla sua ultima dimora.
Per avere legato in maniera empaticamente profonda i sentimenti della protagonista con quelli dello spettatore, puntando sulla complessità dell’incontro tra la tradizione e il desiderio di rinnovamento che accompagna le nuove generazioni, da sempre e in ogni luogo.
Linh è una madre single vietnamita che è riuscita a costruirsi una vita per sé e per suo figlio in America. Ma quando suo padre arriva in visita dal Vietnam e insiste per cucinare alla famiglia un pasto tradizionale vietnamita, Linh dovrà confrontarsi con il proprio passato e la cultura che si è lasciata alle spalle, interrogandosi sullo spazio che questa occupa nella sua vita.
Tra i cortometraggi visionati e commentati dalla giuria, questo è stato ritenuto il più efficace e
originale nell'imprimere sullo schermo i valori di una cultura inclusiva attenta alle diversità. L'utilizzo
interessante e non scontato del linguaggio dell'animazione tramite stop-motion estende la diffusione
del messaggio anche ad un pubblico più giovane. Un messaggio chiaro ma non banale che tocca le
corde della differenza (e dunque anche dell'identità) di culture e tra generazioni diverse. Differenze
che, tuttavia, che alla fine trovano una loro autentica conciliazione.