“Non devi essere me perché possiamo combattere l’uno accanto all’altra. Non devo essere te per riconoscere che le nostre battaglie sono le stesse. Ciò che dobbiamo fare è impegnarci per un futuro che possa includere entrambi e lavorare verso quel futuro con i punti di forza propri delle nostre identità individuali. E per poter fare questo, dobbiamo permettere l’esistenza delle nostre reciproche differenze e contemporaneamente riconoscere la nostra similarità.” (Audre Lorde)
Enver avverte un odore sgradevole nel proprio palazzo e pensa che la causa sia la nuova famiglia non turca che si è trasferita nel seminterrato. Deciso a farli sfrattare, inizia a raccogliere firme tra i condomini, ma il percorso dai piani alti ai piani bassi si rivelerà inaspettato.
Per la regia attenta alla descrizione di uno spaccato di mondo rinchiuso in una palazzina e per la capacità di quanto mostrare il pregiudizio abiti in noi anche quando non ne siamo pienamente consapevoli.
Nei Paesi Bassi, una donna palestinese incinta prova emozioni contradittorie e sfida le norme sociali intorno alla maternità. Divisa tra le proprie sfide personali e le contemporanee atrocità a Gaza, si trova faccia a faccia con il suo privilegio.
Per riconoscere la sua abilità e audacia nell’affrontare temi di dolore, guerra, maternità e privilegio. Offrendo con coraggio e poesia una prospettiva significativa ed originale, radicata nella sua esperienza diasporica.
Nei Paesi Bassi, una donna palestinese incinta prova emozioni contradittorie e sfida le norme sociali intorno alla maternità. Divisa tra le proprie sfide personali e le contemporanee atrocità a Gaza, si trova faccia a faccia con il suo privilegio.
Le acconciature di quattro persone afro-discendenti di origine messicano-senegalese diventano il primo passo per riflettere sulle loro vite e identità in Messico. Ma più di tutto, sono un atto di amore verso se stessi e di resistenza.
Per la capacità di gettare luce sull’esperienza dei Messicani-Senegalesi, offrendo una prospettiva dinamica e sfaccettata che arricchisce la comprensione della cultura Afro Messicana e promuove una riflessione sulle identità intersezionali, i diritti di cittadinanza e l’accettazione di sé.
A Superbi, storico negozio di Ascoli Piceno, Fulvio porta avanti da anni la tradizione delle olive ascolane, anche se ormai senza passione e con qualità discutibile. Quando il giovane e ambizioso Ismail apre un nuovo negozio di olive ascolane attirandosi la clientela, la rivalità è inevitabile.
Il cortometraggio rappresenta, con efficacia ed immediatezza, la traiettoria interculturale del tessuto sociale italiano nell’era della mondializzazione. Un elemento iconico della tradizione gastronomica locale – l’oliva ascolana – diventa l’escamotage narrativo per riflettere sulla costruzione delle identità culturali. Veicolo di appartenenza all’interno di una collettività, il cibo innesca processi di alterazione, ibridazione e inclusione. Attraverso scelte originali e spesso autoironiche, il film diviene così un’occasione per problematizzare narrazioni ancora troppo spesso stereotipate.
Le acconciature di quattro persone afro-discendenti di origine messicano-senegalese diventano il primo passo per riflettere sulle loro vite e identità in Messico. Ma più di tutto, sono un atto di amore verso se stessi e di resistenza.
Il film racconta il legame tra corpo, memoria e affermazione di sé. Nel rito quotidiano di acconciarsi, quattro afrodiscendenti di origine senegalese in Messico rivendicano visibilità e identità. I capelli diventano territorio di resistenza e dichiarazione politica, gesto d’amore per sé e per le proprie radici. Il sorriso finale con cui ci lascia e chiudendo il corto è un atto piccolo, ma radicale: scegliersi e amarsi, in un mondo che cerca di negarti, è già una forma di libertà
Nei Paesi Bassi, una donna palestinese incinta prova emozioni contradittorie e sfida le norme sociali intorno alla maternità. Divisa tra le proprie sfide personali e le contemporanee atrocità a Gaza, si trova faccia a faccia con il suo privilegio.
A Superbi, storico negozio di Ascoli Piceno, Fulvio porta avanti da anni la tradizione delle olive ascolane, anche se ormai senza passione e con qualità discutibile. Quando il giovane e ambizioso Ismail apre un nuovo negozio di olive ascolane attirandosi la clientela, la rivalità è inevitabile.
Per la capacità di immergersi in un ruolo in grado di far ridere e riflettere sul nostro presente e sulle nostre difficoltà ad accogliere il cambiamento
Mona, una bambina australiana di origini tongane, si trova a fare i conti con la sua identità quando si rende conto di essere diversa dalla sua mamma, dando vita a un'emozionante viaggio interiore tra cultura e appartenenza.
Hafekasi colpisce per aver raccontato con delicatezza e intensità il senso di spaesamento identitario vissuto da chi cresce cercando di fare sintesi tra due “metà”, mostrando il percorso intimo e universale della protagonista verso l’accettazione di sé e delle proprie doppie radici. Un film capace di rispecchiare le emozioni di chi, anche nei paesi del Basso Sebino, si sente sospeso tra due mondi, purtroppo ancora rappresentati in modo squilibrato.