IFF - EDIZIONE 2026

La 20a edizione di IFF celebra il cinema come spazio di libertà, dove parole, corpi e storie trovano espressione. I film e gli eventi collaterali in programmazione indagano come il diritto alla mobilità e alla parola si intreccino con privilegi, ostacoli e discriminazioni razziali. Mettono al centro le origini, le lingue madri e le tradizioni familiari e culturali come luoghi da proteggere, ma anche come territori fragili, spesso minacciati dall’assimilazione o dalla perdita di memoria. Raccontano identità che non restano mai immutabili, ma si ridefiniscono nell'incontro con l'altro, attraversando confini visibili e invisibili. IFF è un festival che difende diritti e dignità, invitandoci a riconsiderare chi siamo attraverso lo sguardo degli altri.

I vincitori

di Andrè Hayato Saito

Amarela

Miglior Cortometraagio

Il giorno della finale dei Mondiali di Calcio tra Brasile e Francia, Erika Oguihara, un'adolescente nippo-brasiliana che rifiuta le tradizioni familiari, subisce una violenza apparentemente invisibile e precipita in un doloroso mare di emozioni.

“Per la straordinaria capacità di incarnare, con rara profondità e precisione poetica, i valori fondanti di questo Festival: Inclusione,
Identità, Intercultura, Intersezionalità [...] La protagonista è un soggetto che sente, resiste, e porta nel corpo la contraddizione di
appartenere a più mondi contemporaneamente. La multi identità emerge bene come spazio di frizione e il conflitto non è mai didascalico perché resta vivo.

di Meriam Jerboua

Altrimenti Inventa

Miglior Documentario

"Altrimenti inventa" è un breve documentario d'archivio che affronta la mancanza di rappresentazione delle popolazioni nordafricane migrate in Italia prima degli anni Novanta, interrogandosi sui temi dell'identità, della memoria e del loro rapporto con ciò che scegliamo di preservare e perché.“Il documentario pone questioni di ricerca storica che vanno al di là del solo fenomeno migratorio [...] Il riuso creativo di
immagini dimenticate è un esercizio di libertà e di empatia. Volti di altre persone possono raccontare la nostra storia personale
[...] Le riflessioni della regista, come le testimonianze degli intervistati, si trasformano in luce preziosa per illuminare una storia
finora non raccontata che riesce a porci di fronte ad un quesito sempre attuale: Come rappresentiamo l’altro?”

“Il documentario pone questioni di ricerca storica che vanno al di là del solo fenomeno migratorio [...] Il riuso creativo di
immagini dimenticate è un esercizio di libertà e di empatia. Volti di altre persone possono raccontare la nostra storia personale
[...] Le riflessioni della regista, come le testimonianze degli intervistati, si trasformano in luce preziosa per illuminare una storia
finora non raccontata che riesce a porci di fronte ad un quesito sempre attuale: Come rappresentiamo l’altro?”

di di Mariame N'diaye

Langue Maternelle

Menzione speciale UNIBG "Inclusione delle Diversità"

Negli anni '80, Sira, una donna maliana di 26 anni, vive un'esistenza pacifica in Francia con il marito Malick e la figlia Abi. La sua vita quotidiana si svolge in soninke, l'unica lingua che conosce. Ma Abi parla male il francese, e la scuola suggerisce di mandarla a un corso di lingua e invita i genitori a usare il francese a casa. Sira si oppone.

“Il cortometraggio affronta il tema dell’inclusione delle diversità raccontando, con delicatezza e grande cura formale, come una vicenda assolutamente quotidiana possa farsi riflesso di processi sociali e culturali più ampi. Il film interroga chi guarda su ciò che si perde e su ciò che si conserva quando si attraversano confini culturali e simbolici: che cosa si perde e che cosa si conserva in un processo di adattamento che sembra sempre lasciare indietro qualcosa di noi.

di di Gianpiero Pumo

Samsa

Menzione Speciale Basso Sebino

Nasìr ha la possibilità di coronare il suo grande sogno ed essere ammesso in una prestigiosa scuola di cucina. Per farlo dovrà cucinare il piatto più importante della sua vita. Un piatto che, dietro una ricetta, racconti una storia.

Per aver saputo raccontare una storia che, giocando tra reality e realtà, restituisce protagonismo al narratore e permette a chi guarda e ascolta di pregustare la ricetta di "un' integrazione" possibile.

di di Davide Marchesi

The Ashes of Moria

Menzione Speciale ZaLab

Ashes of Moria: cosa rimane del campo profughi più grande d'Europa? Attraverso una serie di interviste con persone migranti che hanno vissuto nel campo greco, operatori sociali e attivisti che lo hanno conosciuto da vicino, questo documentario esplora l’eredità di Moria, raccontando la durissima realtà del campo e il suo ruolo nelle politiche di detenzione e deterrenza e nei processi di integrazione.

Il Premio ZaLab 2026 viene assegnato a Ashes of Moria di Davide Marchesi per la capacità di restituire, attraverso uno sguardo lucido e profondamente umano, la memoria e le conseguenze di uno dei simboli più drammatici delle politiche migratorie europee contemporanee. Attraverso le voci di persone migranti, attivisti e operatori sociali, il film costruisce un racconto corale che interroga il presente senza retorica né semplificazioni, riportando al centro le vite, le ferite e le resistenze che attraversano l’esperienza di Moria. Per la forza politica del suo sguardo, per l’urgenza del tema affrontato e per la capacità di trasformare la memoria in uno spazio di riflessione collettiva, Ashes of Moria riceve il Premio ZaLab 2026.

di Langue Maternelle

Mariame N'diaye

Miglior Interpretazione

Negli anni '80, Sira, una donna maliana di 26 anni, vive un'esistenza pacifica in Francia con il marito Malick e la figlia Abi. La sua vita quotidiana si svolge in soninke, l'unica lingua che conosce. Ma Abi parla male il francese, e la scuola suggerisce di mandarla a un corso di lingua e invita i genitori a usare il francese a casa. Sira si oppone.

“Per la sua capacità di dare corpo e voce a un conflitto identitario profondo e universale, il premio per la Migliore Interpretazione va alla regista, sceneggiatrice e interprete Mariame N’Diaye, che ci accompagna con delicatezza nella
complessità di un personaggio che ci fa arrabbiare, sorridere e, al tempo stesso, ci commuove per la sua straordinaria umanità”
di di Xin Alessandro Zheng

Xing Long

Premio del Pubblico

Dopo molti anni, i due fratelli Leo e Sara si riuniscono per un'ultima cena d'addio nel vecchio ristorante di famiglia. Un'ultima occasione per riflettere sui ricordi passati prima che il ristorante venga venduto e chiuso definitivamente.

Amarela
Altrimenti Inventa
Langue Maternelle
Samsa
The Ashes of Moria
Mariame N'diaye
Xing Long
1/7
Integrazione Film Festival

Gallery Fotografica