Il festival
Ogni storia, un nuovo sguardo
Integrazione Film Festival è un festival internazionale dedicato ai cortometraggi e ai documentari che raccontano le identità contemporanee e i modi in cui si incontrano, si intrecciano e si trasformano. Da oltre vent’anni selezioniamo opere che mettono a fuoco storie di appartenenze, incontri, relazioni e conflitti, con uno sguardo che rifiuta stereotipi e semplificazioni, mettendo al centro la complessità dell’esperienza umana.
IFF è il festival cinematografico che va oltre lo schermo: un osservatorio sulla società contemporanea in cui le storie attraversano confini geografici ed emotivi, mettendo in relazione persone e immaginari diversi. I film diventano una lente attraverso cui leggere il presente e interrogare il nostro modo di vivere insieme, restituendo al cinema il suo potere trasformativo.
Manifesto
Attraverso cortometraggi, documentari, incontri e percorsi partecipativi, IFF esplora le molteplici forme con cui le persone si raccontano e si posizionano nel mondo, mettendo in luce le intersezioni tra genere, appartenenza culturale, lingua, disabilità, generazioni, diritti. Crediamo, infatti, che il cinema possa rivelare prospettive inaspettate e restituire la complessità delle vite che racconta.
Il festival adotta una prospettiva intersezionale, attenta a come i diversi aspetti dell’identità si intrecciano, influenzano le nostre esperienze e ridefiniscono continuamente il modo in cui ci muoviamo nel mondo. Per noi, raccontare significa riconoscere la molteplicità: amplificare voci plurali, interrogare i privilegi, nominare le discriminazioni, immaginare nuovi equilibri sociali e culturali.
Riconosciamo il linguaggio come un elemento vivo, che modella il modo in cui leggiamo la realtà. Per questo il festival rimane in ascolto, sceglie parole rispettose delle persone e del diritto di ciascuno all’autodeterminazione e coltiva il linguaggio come uno spazio di riflessione collettiva. (vedi Le parole del Festival)
L’accessibilità è un ambito su cui il festival sta lavorando in modo progressivo. Le proiezioni sono presentate in lingua originale con sottotitoli in italiano e in inglese per rispettare l’autenticità delle opere e ampliarne la fruizione. Gli spazi del festival sono accessibili a persone con disabilità motoria e, a partire dall’edizione 2025, alcune sezioni sono state rese accessibili a persone con disabilità sensoriale.
Durante la settimana del festival, i film in concorso sono disponibili anche online attraverso una sala virtuale che permette a un pubblico più ampio di partecipare, votare il Premio del Pubblico e contribuire alla conversazione collettiva. Il digitale diventa così un’estensione del festival, un luogo di cittadinanza culturale che supera i confini geografici.
IFF prova a essere uno spazio che attraversa la città e la mette in movimento con talk, workshop, passeggiate, laboratori e momenti di restituzione aperti alla comunità. Un invito a incontrarsi e ascoltare per costruire nuove narrazioni.
Manifesto
Attraverso cortometraggi, documentari, incontri e percorsi partecipativi, IFF esplora le molteplici forme con cui le persone si raccontano e si posizionano nel mondo, mettendo in luce le intersezioni tra genere, appartenenza culturale, lingua, disabilità, generazioni, diritti. Crediamo, infatti, che il cinema possa rivelare prospettive inaspettate e restituire la complessità delle vite che racconta.
Il festival adotta una prospettiva intersezionale, attenta a come i diversi aspetti dell’identità si intrecciano, influenzano le nostre esperienze e ridefiniscono continuamente il modo in cui ci muoviamo nel mondo. Per noi, raccontare significa riconoscere la molteplicità: amplificare voci plurali, interrogare i privilegi, nominare le discriminazioni, immaginare nuovi equilibri sociali e culturali.
Riconosciamo il linguaggio come un elemento vivo, che modella il modo in cui leggiamo la realtà. Per questo il festival rimane in ascolto, sceglie parole rispettose delle persone e del diritto di ciascuno all’autodeterminazione e coltiva il linguaggio come uno spazio di riflessione collettiva. (vedi Le parole del Festival)
L’accessibilità è un ambito su cui il festival sta lavorando in modo progressivo. Le proiezioni sono presentate in lingua originale con sottotitoli in italiano e in inglese per rispettare l’autenticità delle opere e ampliarne la fruizione. Gli spazi del festival sono accessibili a persone con disabilità motoria e, a partire dall’edizione 2025, alcune sezioni sono state rese accessibili a persone con disabilità sensoriale.
Durante la settimana del festival, i film in concorso sono disponibili anche online attraverso una sala virtuale che permette a un pubblico più ampio di partecipare, votare il Premio del Pubblico e contribuire alla conversazione collettiva. Il digitale diventa così un’estensione del festival, un luogo di cittadinanza culturale che supera i confini geografici.
IFF prova a essere uno spazio che attraversa la città e la mette in movimento con talk, workshop, passeggiate, laboratori e momenti di restituzione aperti alla comunità. Un invito a incontrarsi e ascoltare per costruire nuove narrazioni.
Le Parole del Festival
Con IFF immaginiamo uno spazio intersezionale di racconto e ascolto, che rifiuta le competizioni tra vissuti e le gerarchie del dolore. Le storie non vengono messe a confronto, ma accolte nella loro complessità. “Una gerarchia dell’oppressione non esiste. Perché l’intolleranza non colpisce mai una sola persona: quando prova a distruggere me, non passa molto prima che provi a distruggere te” (Audre Lorde).
L’identità non è una casella né un confine, ma un processo: è una strada che si costruisce tra ciò che scegliamo e ciò che ci viene attribuito, tra appartenenze collettive e desideri personali. E per chi vive “in mezzo” a lingue e mondi diversi, può essere ponte e sospensione insieme: non una perdita, ma uno spazio di attraversamento che apre nuove possibilità di definizione.
L’inclusione non è una concessione del centro al margine: se “includere” serve, allora esiste già un confine tra dentro e fuori, tra “noi” e “loro”. Per questo servono nuovi sistemi e nuove parole: spazi pensati perché tuttə possano appartenere senza dover giustificare la propria presenza.
La cultura non è solo ciò che studiamo: è ciò che ascoltiamo, guardiamo, parliamo e condividiamo, e plasma il nostro modo di vedere il mondo. L’intercultura nasce quando visioni diverse non si limitano a “tollerarsi”, ma si incontrano davvero, dando vita a contesti di dialogo in cui le differenze possono esprimersi, produrre senso e conoscenza, e aprire nuove letture del mondo.
Integrazione, per IFF, non è assimilazione né semplice convivenza. È un processo dinamico che si costruisce nel confronto quotidiano, dove le differenze non vengono cancellate ma messe in relazione per negoziare regole comuni, ridurre gli attriti e rendere possibile una convivenza che non richieda rinunce identitarie. Una parola in continua evoluzione, come il processo che prova a nominare.
Intersezione
Con IFF immaginiamo uno spazio intersezionale di racconto e ascolto, che rifiuta le competizioni tra vissuti e le gerarchie del dolore. Le storie non vengono messe a confronto, ma accolte nella loro complessità. “Una gerarchia dell’oppressione non esiste. Perché l’intolleranza non colpisce mai una sola persona: quando prova a distruggere me, non passa molto prima che provi a distruggere te” (Audre Lorde).
Identità
L’identità non è una casella né un confine, ma un processo: è una strada che si costruisce tra ciò che scegliamo e ciò che ci viene attribuito, tra appartenenze collettive e desideri personali. E per chi vive “in mezzo” a lingue e mondi diversi, può essere ponte e sospensione insieme: non una perdita, ma uno spazio di attraversamento che apre nuove possibilità di definizione.
Inclusione
L’inclusione non è una concessione del centro al margine: se “includere” serve, allora esiste già un confine tra dentro e fuori, tra “noi” e “loro”. Per questo servono nuovi sistemi e nuove parole: spazi pensati perché tuttə possano appartenere senza dover giustificare la propria presenza.
Intercultura
La cultura non è solo ciò che studiamo: è ciò che ascoltiamo, guardiamo, parliamo e condividiamo, e plasma il nostro modo di vedere il mondo. L’intercultura nasce quando visioni diverse non si limitano a “tollerarsi”, ma si incontrano davvero, dando vita a contesti di dialogo in cui le differenze possono esprimersi, produrre senso e conoscenza, e aprire nuove letture del mondo.
Integrazione
Integrazione, per IFF, non è assimilazione né semplice convivenza. È un processo dinamico che si costruisce nel confronto quotidiano, dove le differenze non vengono cancellate ma messe in relazione per negoziare regole comuni, ridurre gli attriti e rendere possibile una convivenza che non richieda rinunce identitarie. Una parola in continua evoluzione, come il processo che prova a nominare.
La storia di IFF
IFF nasce nel 2007 come rassegna di cortometraggi nel Basso Sebino, con il nome C’è un tempo per… l’integrazione. Un progetto piccolo ma chiaro: usare il cinema per raccontare l’incontro tra mondi, sguardi e culture diverse.
Negli anni cresce, film dopo film, fino a diventare un festival che attraversa luoghi e comunità. Nel 2019 approda a Bergamo con un nuovo nome, Integrazione Film Festival. Da quel momento il festival cresce e si apre sempre di più al territorio, fino a intrecciare, durante Bergamo e Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023, nuovi legami con scuole, associazioni e realtà locali.
Oggi, grazie alla rassegna IFF-off, il festival prosegue anche durante il resto dell’anno, con proiezioni organizzate in parchi, piazze, oratori, affacci sul lago e persino carceri, trasformando ogni proiezioni in un’esperienza culturale accessibile e diffusa.
IFF è il festival di Cooperativa Ruah
IFF è un progetto della Cooperativa Impresa Sociale Ruah, una realtà che dal 2009 si prende cura di persone, comunità e territorio, con uno sguardo rivolto all'inclusione sociale e alla sostenibilità.
Ruah è un’organizzazione senza scopo di lucro che lavora ogni giorno per creare spazi in cui la differenza diventi ricchezza. Al centro del suo impegno c’è l’incontro tra culture, storie e background diversi. Per questo Ruah ha scelto di accompagnare il festival nel suo percorso, costruendo insieme spazi dove il dialogo diventa esperienza concreta. Il cinema, le storie, le voci - tutto converge nello stesso desiderio: costruire una comunità più aperta e consapevole.